Il razzismo di Heidegger è la parte più inconcludente del suo pensiero e la meno originale (il che non significa meno problematica).
In un oscuro percorso entro la Rivoluzione Conservatrice e gli “scienziati della razza” di fine Ottocento Carulli mostra come il razzismo di Heidegger sia ben lungi dal potersi rubricare entro uno di marca squisitamente biologica, come pure spirituale. L’inservibilità è palese. Quasi sempre metafisico, polemicamente anti-biologico (con qualche sporadica ricaduta nel morfogenetico), difficilmente in grado di conciliarsi con la filosofia dell’Ereignis e la dottrina del Reich. Soprattutto irridente i gerarchi, a Heidegger nemmanco riesce la via di quello spirituale (come per Evola, qui costante punto di riferimento), tanto decisiva è in lui la lezione di Nietzsche.
Interrogativi, particolarmente scabrosi oggidì, che non ha paura di fronteggiare Carulli: il razzismo è destinato ad affondare con la metafisica del Primo Inizio o costituirebbe una prima forma di Comunità contro la derazzificazione di cui si fece una colpa agli Ebrei? Presenta una essenza non ancora attinta o è rifiutato dall’Essere? Che sia proprio il razzismo a far fallire il cantiere heideggeriano degli anni ’30? Che sia l’Evento a impedire provvidenzialmente la congiuntura di filosofia e giustificazione dello sterminio? Razzismo ed Evento non si tengono: eternità delle forme e storia rappresa nello Stesso confliggono.
SCHEDA LIBRO
Collana: Historiae;
Autore: Antonio Carulli;
Uscita: inizio gennaio 2026;
Prezzo: € 18,00;
Formato: 15×21;
Pagine: 216;
ISBN: 978-88-31447-65-2.

